Guru Nanak e i suoi insegnamenti

Uno studio biografico di Sant Kirpal Singh (sezione omonimo, contenente diversi capitoli del libro del Maestro “Jap Ji”)

Guru Nanak non è monopolio né dei Sikh né dell’India. Lui appartiene a tutta l’umanità, appartiene al mondo e il mondo appartiene a lui; ha testimoniato la gloria di Dio, la fratellanza, la legge dell’amicizia umana e dell’amore. È venuto per riconciliare tutte le religioni e tutte le fedi. È venuto per armonizzare tutte le scritture del mondo. È venuto per portare l’antica verità nel linguaggio dell’uomo comune, la saggezza così eloquente negli insegnamenti di tutti i profeti, degli apostoli, dei saggi e veggenti; ha mostrato la fiamma dell’amore che si trova in tutti i templi e santuari e nei sacramenti dell’uomo.

L’amore di Dio e l’amore dell’uomo sono l’essenza del messaggio di Guru Nanak. Dobbiamo imparare a servire i poveri in maniera gentile, silenziosa e semplice e avere riverenza per tutti i santi del passato. Questo è il primo grande insegnamento del Guru. Si è recato a Multan, nel paese dei pīri (guida o il maestro nel Sufismo) e fachiri che gli avevano inviato una tazza piena di latte fino all’orlo per fargli capire che il luogo era già pieno di anime sante e che c’era poco spazio per altri. Nanak che aveva capito il messaggio, semplicemente appoggiò un fiore di gelsomino sulla superficie del latte e lo restituì facendo capire che sarebbe stato leggero come un fiore e avrebbe dato del profumo a tutti. I veri santi, per regola, non litigano con nessuno. Loro parlano in maniera gentile e lavorano silenziosamente servendo Dio e l’uomo.

Ha viaggiato in lungo e in largo come nessun altro profeta che ha calpestato la terra prima di lui. Ha intrapreso a piedi quattro lunghi ardui viaggi che sono durati ognuno alcuni anni: uno al nord sulle montagne coperte di neve dell’Himalaya dove ha incontrato i Lama, Siddha e Nath, i tibetani e i cinesi; il secondo verso l’est negli stati moderni delle province unite (circa Uttar Pradesh e Uttarakhand), Bengal e Burma; il terzo verso sud fino a Sangla Dwip o nello Sri Lanka moderno; il quarto verso il medio oriente nei paesi del Beluchistan, Afghanistan, Persia, Arabia fino alla Mecca, a Gerusalemme, Turkistan, Egitto, Turchia; tutti questi viaggi sono durati quasi 30 anni, quando non c’erano ancora mezzi di comunicazione e trasporto.

L’insegnamento di Guru Nanak ha rivoluzionato le persone in tanti modi. I suoi insegnamenti sono di grande interesse oggi come allora. La nascente Repubblica dell’India ha bisogno della sua ispirazione nel compito di ricostruire una nazione su una sana base, perché l’India è ancora piena di problemi e la sua libertà è ancora da conquistare.

Guru Nanak è venuto in un momento cruciale della storia indiana. Il paese era distrutto dai conflitti tra fazioni e stava per passare nelle mani dei Moghul. Otteniamo uno sguardo delle condizioni caotiche prevalenti in quei tempi nelle affermazioni del Guru stesso: “I re sono macellai. Trattano i loro sudditi con raccapricciante crudeltà. Il senso del dovere è svanito. La falsità è rampante nel paese come un grosso velo scuro, più scura della notte più buia, nascondendo il volto della luna della verità.”

Gli indù e i musulmani erano aspramente in conflitto. Quello che poteva assomigliare a una religione era degenerato nel formalismo, lo spirito nell’uomo era represso e soffocato da riti e rituali e da dottrine e cerimonie. Veniva data troppa importanza al guscio esterno a discapito del seme all’interno. Il sistema delle caste e l’intoccabilità stavano propagando in maniera esorbitante. Le persone perdevano la fiducia in loro stessi. Le condizioni politiche e sociali del paese avevano raggiunto il livello più basso. La situazione caotica non poteva essere peggiore. Le persone al potere commettevano ogni atrocità nel benedetto nome della religione, erano guidati dalla mancanza di autocontrollo, avidità, lussuria e immoralità. La diffidenza e l’odio erano all’ordine del giorno. Sia i sovrani che il popolo avevano perso ogni senso di vergogna e dignità.

In un’ora così buia della storia, è apparso Guru Nanak per mettere in ordine la casa e determinare il destino di milioni di indiani. Lui è andato a predicare in nome di Dio, non chiedendo nulla per se stesso, ma col solo intento di servire la gente e salvarla dal degrado e dalla sicura dannazione.

Nanak ha visto la profonda tragedia che stava minacciando il paese. Ha visto il mondo intrappolato in una rete dannosa di sofferenza e dolore. In seguito al pianto pietoso dei bisognosi e delle persone colpite nella loro profonda sofferenza, ha pregato la grazia di Dio: “O Signore, tutto il mondo viene consumato dalle fiamme invisibili del fuoco. Salva il mondo in quest’ora oscura. Innalza tutti al tuo livello. Innalza le persone nel modo in cui tu desideri.” Conobbe Babur, il re dei Mogol, che gli offrì i suoi servizi, ma Guru Nanak, rispose in maniera gentile e ferma: “Ascolta, o re! Sarebbe folle il fachiro che prega i re perché è solo Dio che dà generosamente oltre ogni misura” e aggiunse in modo allusivo: “Nanak è affamato solo di Dio e non chiede nulla.”

Babur aveva grande rispetto per tutti gli uomini di Dio. Una volta venne a sapere che avevano imprigionato Guru Nanak, allora ordinò di liberarlo immediatamente. Su richiesta del re il Guru lo consigliò di praticare Nasihat Nama, di venerare Dio ogni giorno ed essere giusto e gentile con tutti. Gli disse che il Naam, Sat Naam, il Verbo sacro di Dio o Kalma è la panacea per curare tutti i mali della vita, qui e nell’aldilà. Kalam-e-kadim è il canto più antico di Dio, che si canta nel cuore di tutti e che può essere sentito solo da chi è puro. “Siate puri” disse il Guru “e la verità si rivelerà a voi. Abbiate amore per Dio prima di tutto nel vostro cuore e non ferite i sentimenti delle Sue creature.”

Una volta questa grande anima, grande nell’umiltà e amore per Dio, chiese a un insegnante: “Signore, cos’ha imparato?” L’insegnante rispose: “Padroneggio tutta la sfera della conoscenza. Ho letto le tradizioni sacre di tutte le religioni. Ho una buona conoscenza generale.” Poi Nanak domandò umilmente all’insegnante che cosa avesse realmente ottenuto da tutto questo. In un brano di splendida bellezza e saggezza, Nanak cantò il segreto della vera educazione:

Brucia i pensieri mondani e cospargi le loro ceneri,
Da queste ceneri prendi il tuo inchiostro.
La carta sulla quale scrivi
Sia la carta della fede
E scrivi il Nome di Dio.

Quando andò a scuola, disse a Gopal Pandhe, il suo insegnante, di “trasformare il suo cuore in una penna e con l’inchiostro dell’amore scrivere più e più volte il Nome del Signore.”

L’attuale sistema scolastico in India ignora l’ordinanza vitale del “trasforma il tuo cuore in una penna” e “trasforma l’intelletto mondano in inchiostro.” Le conquiste mondane, di qualsiasi tipo, non sono sufficienti, se non si conosce Dio. È necessario un sistema scolastico che includa nel proprio percorso di studi i valori eterni della vita. Noi invece pubblicizziamo corsi, ammassando libri e testi pronti semplicemente a garantirci diplomi e titoli per ottenere posti di lavoro. Il numero di scuole, collegi e università è aumentato in India e altrove, ma l’educazione etica delle persone istruite non è cresciuta neanche di un millimetro. “A cosa serve ad un uomo possedere tutto il mondo, se perde la propria anima?”

Le democrazie sono fallite, ma la democrazia può essere viva, sopravvivere e trionfare quando ci sono due condizioni:

(1) Quando finiscono il settarismo e il fanatismo;
(2) Quando gli stati s’inchinano con rispetto a una legge superiore, la legge della fratellanza e dell’amicizia umana e davanti all’Infinito la cui voce si sente ovunque: “Figli della terra, siete tutti uniti!”

Nanak è venuto per proclamare questa duplice verità.

La vera e duratura libertà non può essere ottenuta senza essere fedeli alla solidarietà e alla libertà degli esseri umani. Come?

Chiedendo:

(1) Più fede che la semplice conoscenza dei libri;
(2) Più solidarietà nelle riforme;
(3) Servizio dell’umanità più di ogni altra cosa.

Guru Nanak ha trovato un rimedio fondamentale per la vera solidarietà e per l’integrazione dell’uomo nell’amore di Dio e nell’amore e servizio del Dio nell’uomo. Una volta uscendo da uno stato di trance spiegò: “Non c’è indù e non c’è musulmano,” intendendo che alla base non c’è differenza tra i due.

In tutto il mondo Dio ha creato l’uomo con gli stessi privilegi. Tutti gli esseri umani sono nati uguali. Arrivano nel mondo dopo un periodo fisso di gestazione. Tutti gli uomini hanno la stessa costruzione esteriore ed interiore come le membra, gli arti e organi, mani, piedi, polmoni, fegato, stomaco eccetera. Ogni giorno il macchinario umano espelle lo sporco dal corpo. In primo luogo siamo esseri umani, poi aderiamo ad un gruppo sociale nel quale siamo nati e cresciuti, che accettiamo e adottiamo come nostro — o l’induismo, o il sikhismo, o l’islam, o il cristianesimo, o il buddismo o jainismo — e cerchiamo di risolvere il mistero della vita, ognuno a modo nostro.

L’uomo è prima di tutto uomo, al di là di ogni altra cosa, appartiene alla religione universale di Dio e le sue caratteristiche sono basate sulla nascita e sulle circostanze. Tutta l’umanità consiste di esseri incarnati come tutti i grani del rosario. Essendo tutti uguali dal punto di vista di Dio, godono in maniera uguale e libera dei Suoi doni. Nessuno è alto o basso solo dalla nascita; inoltre è l’anima, un’entità consapevole che vive nell’oceano della consapevolezza ed è della stessa essenza di Dio. Come tali siamo tutti fratelli e sorelle in Dio, indipendentemente dalle distinzioni sociali. La stessa forza, il Naam, Verbo o Kalma mantiene in ordine i componenti del corpo e dell’anima; l’uno è materiale, l’altra è eterea. Grazie a questa forza che controlla tutto, non possiamo lasciare questa casa meravigliosa del corpo nel quale viviamo, anche se ci proviamo con molto impegno. Il respiro che esce viene spinto indietro e non può rimanere fuori a lungo. Il nostro corpo lavora affinché il principio vitale scorra nel corpo. Questo processo continua finché la forza che controlla tiene il corpo unito a questo principio vitale. Quando questo viene ritirato, lo spirito deve lasciare per forza il corpo. Perciò l’intero macchinario del corpo funziona attraverso lo spirito in esso e che noi siamo. Se siamo in grado volutamente di ritirarlo dal corpo, mentre rimaniamo nel corpo, possiamo conoscere la natura del nostro vero sé, dell’impulso vitale che ci anima. Questo è l’insegnamento di tutti i Rishi e Muni di un tempo e degli insegnanti spirituali dell’est e dell’ovest. È una questione di pratica autoanalisi. Questo può essere sperimentato in maniera diretta e immediata con l’aiuto attivo e la guida di un adepto o Maestro di Para-Vidya, della conoscenza dell’aldilà che si trova al di là dei sensi, della mente e dell’intelletto. È una regolare scienza dell’anima che se l’apprendiamo, conosceremo tutto il resto e non rimarrà più nulla da imparare. Possiamo poi diventare un maestro nella nostra casa, in grado di dirigerla come vogliamo.

Lo stesso Naam, il Sat Naam, il Verbo della Forza di Dio in espressione tiene tutta la creazione sotto il suo controllo. Quando questa si ritira, seguono la dissoluzione e la grande dissoluzione …

Il corpo è il vero tempio di Dio nel quale abitiamo e nel quale abita anche Dio. L’intero universo è la dimora di Dio e anche Dio risiede in esso. Possiamo sperimentare tutto questo a livello dello spirito con la grazia di una competente guida o un mentore spirituale.

Finché non percepiamo questa unità dell’uomo a livello fisico, mentale e spirituale e la stessa forza che ci controlla all’interno, non ci può essere vera integrazione e solidarietà tra gli esseri umani.

Un Grande Predicatore Di Pace E Armonia

Un giorno il Guru andò al fiume Ravi per fare un bagno. Una voce proveniente dalla musica delle acque disse: “O Nanak! Sono con te. Ti ho dato il mio nome. Sii dedito a questo nome. Ripeti il mio nome — Sat Naam. Frequenta persone non contaminate dal mondo. Venera il mio spirito e la forza. Medita sulla mia gloria e servi i poveri e bisognosi come se tu fossi loro.”

Dopo aver sentito questo richiamo, come Buddha e Mahavira, lasciò il focolare della casa per avvicinare le persone a Dio affinché potessero godere nella pienezza di questa grazia affascinante che è disponibile all’interno ma inutilizzata. Le persone si meravigliarono perché abbandonava sua moglie e i figli. Il Guru rispose al loro dileggio: “Io affido loro alla cura di Colui che provvede a tutti noi. Il mondo è nella presa delle fiamme mortali ed io vado a spegnere il fuoco invisibile che avvolge tutta l’umanità.”

Se guardiamo in maniera critica con l’occhio illuminato dal Maestro, constateremo che stiamo vivendo sulla collina sacra di Dio. Tutti i luoghi di venerazione sono stati costruiti sul modello del corpo umano, il tempio costruito da Dio per la nostra venerazione. I templi indù hanno la forma tondeggiante che assomiglia alla testa dell’uomo. Le moschee hanno lateralmente degli archi con la forma della fronte. Le chiese e sinagoghe hanno campanili appuntiti che assomigliano a un naso. I fedeli delle varie religioni credono che Dio sia luce e suono. I simboli della luce e del suono interiori adornano tutti i nostri luoghi di venerazione imitando la realtà interiore. La vera venerazione però consiste nell’aprire l’occhio interiore, l’occhio singolo o Shiv-netra per vedere la luce divina e nello stappare gli orecchi interiori per ascoltare la musica divina, l’Akash Bani o il Bang-e-Ilahi. Le performance esteriori prive dello sguardo dello spirito e della forza di Dio (il principio di luce e suono) sono paragonabili ad un uomo cieco che dice: “Dio è luce,” nonostante non sappia cosa sia la luce. La manifestazione dello Jyoti o Noor all’interno è una visione di Dio, o ricevere il darshan com’è chiamato. Tutto questo e molto di più avviene attraverso la grazia di un Maestro competente. A questo giusto punto di vista e la giusta comprensione seguono automaticamente i giusti discorsi e le giuste azioni. Il Regno di Dio per il quale preghiamo con tutto il fervore, giorno dopo giorno, scenderà realmente sulla terra. “Non si ottiene attraverso l’osservazione, ecco, è al vostro interno,” dicono tutti i saggi e veggenti.

Guru Nanak voleva riformare la religione — innalzarla da un rito formale e convenzionale ad una prassi semplice e pratica. Etimologicamente il termine “religione” deriva dalla radice re e ligio o ligore (legare). La religione è qualcosa che lega e unisce l’anima all’anima superiore o Dio. Quando vengono i Maestri, le persone che li incontrano ed entrano in stretto contatto con loro traggono il massimo beneficio dal fatto che la loro anima viene connessa con la manifestazione della luce e del suono di Dio.

Le religioni sociali nascono dopo la partenza fisica dei Maestri. Senza dubbio vengono create con uno scopo nobile, con lo scopo di mantenere vivo l’insegnamento dei loro fondatori. Finché ci sono persone con esperienza pratica negli ordini sociali, i seguaci continuano a ricevere il beneficio come prima. Più avanti, per mancanza di queste persone con l’esperienza pratica, gli ordini sociali assumono formazioni rigide e persino le istituzioni fondate con le intenzioni più nobili e le migliori motivazioni, diventano prigioni invincibili e cominciano a stagnare e puzzare nelle polemiche pignole e lo spirito si perde nel groviglio di espressioni morte.

Lo scopo dell’educazione religiosa è tirare fuori il meglio dall’uomo e trasformarlo in un’entità integra a livello fisico, emozionale, intellettuale e spirituale. La migliore religione è quella che forma più persone con uno sviluppo armonioso di tutte queste parti. L’obiettivo più alto della religione Sikh è quello di creare Khalsa. Un Khalsa è una persona che testimonia al suo interno il Pooran Jyoti (la suprema luce di Dio nel suo pieno splendore). In maniera simile un indù è una persona che manifesta al suo interno lo Jyoti di Ishvara ed ascolta l’infinita musica dell’anima (Anhad e Anhat Nad), di cui adora i simboli e li venera esteriormente nei suoi templi e santuari accendendo candele e suonando campane. Un vero musulmano è colui che vede Noor di Allah o la luce di Dio e sente Kalam-e-Kadim (la voce di Dio, la musica celeste più antica o la canzone che risuona senza fine all’interno). Un vero cristiano è una persona che testimonia la luce di Dio e sente il suono di Dio che lo trasforma in uno spirito risvegliato sul monte della trasfigurazione.

Nanak ha dato grande importanza all’esperienza diretta della divinità che si trova al nostro interno; la lettura delle scritture e l’osservanza dei riti e cerimonie di venerazione non possono prendere il posto della realtà. Sono passi elementari che non possono essere fini a se stessi. Nanak è stato un santo poeta e un bardo del segreto svelato, un predicatore dello spirito e della Forza divina che ha illuminato l’umanità. È andato da un posto all’altro cantando il “Nome” sacro e predicando l’amore di Dio. Ha visitato i luoghi di pellegrinaggio degli indù, le moschee dei musulmani e altri luoghi sacri. “È più vicino del respiro vitale e delle mani e i piedi.” Come disse Laotse: “Senza uscire dalle porte possiamo lo stesso conoscere l’essenza del mondo.” Questa essenza è chiamata il Naam, il Sat Naam, la Verbo eterna. La sua vita è stata dedita alla pratica del sacro Verbo. Insegnò alla gente che nel sacro Verbo è nascosta una grande forza curatrice che cura tutti i mali della vita.

Lui ha amato gli indù e i musulmani in maniera uguale. Parlando agli indù disse: “Lodate e glorificate Dio cinque volte come i musulmani offrono le preghiere ad Allah cinque volte al giorno.” Parlando ai musulmani disse: “Trasformate la volontà di Allah nel vostro rosario. Siate un vero musulmano rinunciando al vostro piccolo sé.” Di conseguenza molti musulmani involontariamente gridarono: “Dio ci sta parlando attraverso Nanak.” Persino alla Mecca insegnò la dottrina del rigoroso monoteismo o dell’unità della divinità. Interpretando la saggezza del profeta, lui pronunciò il nome di “Allah” con la stessa venerazione di quando pronunciava il nome di “Hari”. Sheikh Farid, quando lo incontrò lo salutò con le parole Allah Hu, cioè “Tu sei Allah”. Il Guru rispose: “Allah è l’unico obiettivo della mia vita, o Farid! Allah è l’essenza della mia esistenza.” Tutti si riferiscono allo stesso Dio usando vari nomi come Ram, Rahim, Allah, Wah-e-guru e via dicendo.

Ci sono molti amanti di Dio, e Lui è la forza che dà la vita a tutti. Anche se si portano i distintivi di varie religioni, tutti hanno lo stesso ideale davanti — venerare lo spirito che risiede in noi e che viene chiamato con tanti nomi.

“Non c’è casta,” dice il Guru, “perché noi reclamiamo di essere fratelli di tutti.” Ognuno dei suoi seguaci fu amorevolmente chiamato Bhai o fratello. Tutti sono “Bhais” (fratelli), non importa se sono re o schiavi, ricchi o poveri. “Nella casa del Signore non contano le caste o i credi. Chi venera Dio è a Lui caro,” disse il Guru. Lui ha incontrato liberamente i poveri, gli emarginati, gli esclusi e trascurati. Lui preferiva accettare gli inviti dei poveri più che dei ricchi che, come sapeva, lo invitavano per vanità, e i loro guadagni erano tutt’altro che onesti.

Per lui non c’era peccato peggiore dello spirito di separazione che andava contro la solidarietà della vita nella fratellanza degli uomini e creava disturbo nella società. Questo profeta dell’unità e onestà vide l’armonia più alta di tutte le fedi nella religione dell’Uomo — la venerazione di Dio e nel servizio al Dio-nell’uomo. Voleva che i seguaci di tutte le fedi si sedessero insieme come ricercatori della verità, cercando la comunione con l’Onnipotente.

La più alta religione ci insegna di studiare e sperimentare con rispetto e in piena consapevolezza la presenza viva di Dio come studenti della stessa classe. Quando alla Mecca gli chiesero se fosse un indù o un musulmano, lui dichiarò francamente e senza timore di non essere né l’uno né l’altro in particolare poiché riconosceva lo spirito di Dio in entrambi. Quando gli chiesero quale delle due religioni, l’induismo o l’islam fosse superiore, rispose: “Senza buone azioni, i seguaci di entrambe le religioni moriranno.” In uno dei suoi inni, ha detto: “Per chi è al di sopra dell’illusione della mente, gli indù e i musulmani sono uguali.” A Baghdad le persone gli chiesero a quale setta appartenesse; lui rispose: “ho rinunciato a tutte le sette. Conosco solo l’unico Vero Dio, l’essere supremo sulla terra, nel cielo, nel mezzo e in tutte le direzioni.” Quando insistettero nel chiedergli chi veramente lui fosse, rispose: “Questo corpo è composto dai cinque elementi, è illuminato dalla Luce di Dio e viene chiamato Nanak.”

Mise ripetutamente in guardia i suoi discepoli dal peccato di sentirsi separati. In un bellissimo passo dichiarò:

“Sono infiniti i tuoi veneratori
e infiniti i tuoi amanti,
infiniti i tuoi Bhakta e santi
che amorevolmente fissano i loro pensieri in Te.
Sono infiniti gli strumenti musicali
e il suono che producono
e così sono i tuoi musicisti.”

Durante i suoi viaggi aveva con se due assistenti, un indù e un musulmano: Bhai Bala e Bhai Mardana. Lui riversò il suo amore su tutti annullando tutte le convenzioni, fedi, caste e distinzioni di colore. Era fratello dei poveri, dei criminali e perseguitati. Il suo socialismo era pieno di amore per Dio e non era di origine atea; alimentato dalla visione dell’amore di Dio, scorreva nei cuori degli uomini come fratelli in Dio.

Una nuova nazione indiana può essere costruita persino adesso, ma non nella cieca imitazione dell’ovest. Dobbiamo accettare il messaggio vitale dei veggenti, profeti e santi dell’est che conoscono bene le condizioni della nostra società e hanno una ricca eredità spirituale alle spalle.

Guru Nanak — Inebriato Di Dio

Sin dalla giovanissima età, a Nanak piaceva la meditazione. Andava nel bosco e rimaneva seduto là per lunghe ore assorto nel silenzio. Meditava sul grande mistero della vita — veramente un mistero che stupiva. Da dove viene la vita? Come funziona in noi? Come ci sostiene la grande Forza che ci controlla tutti i giorni? È possibile contattare questa forza? Queste erano le domande fondamentali che si poneva. Il padre di Nanak lo riteneva un folle. Un giorno chiamò un dottore per farlo visitare. Quando questo gli sentì il polso, Nanak disse: “Oh dottore! Non sono pazzo. Ho solo il mal d’amore per Dio. Loro mi chiamano pazzo, ma non lo sono, sono semplicemente inebriato di Dio.”

Nanak era traboccante dall’amore e dalla gloria di Dio. Lui irradiava l’amore di Dio a tutte le persone che entravano in contatto con lui. Era veramente la Verbo che si è fatta carne e che dimora in mezzo a noi. Ha aperto l’occhio interiore delle persone che si rivolgevano a lui e le rese in grado di testimoniare la luce di Dio al loro interno. Era la luce del mondo, fin quando è stato nel mondo.

La Luce si manifestò in lui e lui guidò l’umanità traballante con questa luce. Questa luce non scompare mai, ma rimane sempre in ciascuno di noi. Dobbiamo rompere i muri di pietra delle nostre passioni e pregiudizi, della separazione e del settarismo per poter avere una visione della luce divina nel suo pieno splendore. Come tutti i Maestri il Guru consigliava: “Accendete la luce che si trova in voi. Siete i figli della luce. Siate le lampade per voi stessi.” L’India e tutti gli altri paesi del mondo hanno bisogno di questa luce per la loro guida. Questo fu l’appello di Nanak a tutto il mondo, a tutta l’umanità.

Offrì l’acqua della vita e il pane della vita (la luce e il Nad) come cibo per le anime che morivano di fame, e una volta ricevuto questo, non avevano più bisogno di altro. Dio è amore e l’amore è Dio, la via di ritorno a Dio è sempre attraverso l’amore. Lui era l’amore personificato e ispirava amore in tutti. Cantava sempre:

Insegnami come vivere immerso nella Tua meditazione, giorno e notte.
Concedimi, o Signore, che non possa mai pensare ad altro che Te,
e che possa cantare di Te per sempre.

Di nuovo:

O mio cuore! Ama Dio come il loto ama l’acqua,
più viene sbattuto dalle onde, più amore sviluppa;
Avendo ricevuto la vita dall’acqua, muore senza acqua,
O mio cuore! Ama Dio come il Chatrik ama le gocce della pioggia,
che persino quando le fontane sono piene e i terreni verdi,
non è soddisfatto finché non riesce ad avere una goccia di pioggia.

E di nuovo:

Non importa dove cade il mio sguardo, là ci sei Tu!
Separato da Te, io mi spezzo e muoio.

Per raggiungere Dio, insegnava Nanak, bisogna seguire il percorso dell’amore. Amate solo Dio, e se amate qualcuno — i figli, amici e parenti, amateli per amor Suo. Abbiate nostalgia di Lui. Sviluppate un’intensa nostalgia per Lui che è dentro di voi. Quando vi sentirete ansiosi per la Sua mancanza, sappiate che non passerà molto tempo prima che Egli si riveli a voi.

Lui era il profeta della “vita interiore” e incoraggiò a esprimere ciò che era all’interno, non nei dogmi e nelle dottrine, riti e cerimonie, ma nell’umile servizio ai poveri e bisognosi. Questo servizio deve essere ispirato dall’amore di Dio e dal Naam — dallo spirito e dalla forza di Dio.

Nanak dice:

Oh uomo! Come puoi essere libero senza amore?
La Parola di Dio – il Naam
ti rivelerà il Signore al tuo interno,
e ti concederà il tesoro dell’amore,
che il cercatore, pieno d’amore, diventi la sposa dello sposo!
Pieno di Bhakti, il discepolo è tinto
nel vero colore dell’amore.
Una tale sposa non sarà mai vedova!
E non conoscerà nessun altro tranne lo sposo.
Svegliati! Svegliati, o cercatore, svegliati!
Rinuncia alla piccola saggezza dell’ “ego”.
Pieno di amore, pensa sempre ai Suoi piedi di loto!
Abbandona il tuo corpo e la tua anima a Lui!
Abbandona te stesso, affinché tu possa incontrare il tuo Signore!

Guru Nanak è stato un vero mistico, in comunione con Dio, ha ricevuto la Sua grazia generosa e onnipresente. Egli esclamò: “Nanak vede il Signore in tutta la Sua gloria.” Inebriato nell’amore del Signore, era in uno stato di perpetua estasi.

Una volta Babar offrì a Nanak una tazza di canapa. Il Guru rifiutò gentilmente, dicendo: “Oh imperatore, l’ebrezza di questa sostanza è solo di natura passeggera, ma io sono sempre in uno stato di divina ebrezza sotto il potente influsso del Sacro Naam.”

Per la meditazione, Nanak scrisse un corso regolare di disciplina spirituale, perché senza questo, non si possono fare progressi sul sentiero.

La prima cosa è la devozione al Naam. Nelle prime righe del Jap Ji, della preghiera mattutina dei Sikh, la Forza divina viene chiamata Sat Naam o eterna Verità. La vita della religione è radicata nel Nome (Naam).

“Semina il Nome. È la stagione
per buttare via tutti i dubbi e sospetti.
Bruciate tutti i vostri abiti eleganti di seta e velluto,
se vi portano via dal Nome del Signore.”

Poi il Guru riassume le qualità richieste a un devoto sul percorso spirituale. La purezza dei pensieri, delle parole e delle azioni è il primo requisito per l’inizio di una vita più alta. Anche Cristo disse: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.” La purezza in realtà è la chiave che apre la porta della meditazione e conduce alla casa del Signore.

Secondo, bisogna sviluppare pazienza e perseveranza per sopportare gioiosamente tutto quello che può accadere di buono o cattivo in reazione alle nostre azioni.

Terzo, dobbiamo avere il controllo sui nostri pensieri, respingendo tutti i desideri per garantire l’equilibrio della mente.

Quarto, una continua pratica quotidiana della presenza del Dio vivo attraverso la comunione con il Verbo con piena fiducia nella Forza del Maestro al di sopra.

Quinto, bisogna vivere nel sacro timore della Sua presenza che ci stimola all’instancabile impegno di ottenere l’unione con Lui.

Al di là di tutto dobbiamo amare Dio con una tale intensità che possa bruciare ogni sporcizia in noi lasciandoci procedere liberamente verso il Suo Regno.

Un Agricoltore Ideale

Guru Nanak, un amante della libertà, passò la sua gioventù all’aria aperta nella libertà della campagna. Con il passare degli anni viaggiò in lungo e in largo invitando le persone a liberare la loro mente dai pensieri convenzionali e dalle convivialità della vita.

Al ritorno dai suoi lunghi viaggi si stabilì a Kartapur come agricoltore. Fu un vero figlio della terra, un contadino appassionato che coltivava cose molto più dure della terra – la mente e l’intelletto. Oltre allo “sviluppo dell’essere umano” e al “servizio all’uomo” s’impegnò nel servizio alla terra, perché preferiva coltivare un filo d’erba e una spiga di grano piuttosto che fare solo il prete o il predicatore. È stato esemplare, grazie al grande impegno nel coltivare i terreni poco fertili di Kartapur per sfamare le persone povere e bisognose.

A Kartapur fondò anche il langar, un sistema di cucina comunitaria che offriva gratuitamente pane e acqua a tutti secondo le necessità di ciascuno. Il Guru diceva che “il pane era il Signore”, e “il pane dato dal Signore era il Suo prashad (dato da Dio).”“Pane e acqua appartengono al Guru”, ripetevano i seguaci e il Guru diceva che l’amato era nella gente.

I suoi discepoli provenivano da luoghi distanti come il Belucistan, l’Afghanistan, e l’Asia centrale; c’erano tra gli’altri i bramini e i sufi, i kshatriya di alta casta e i chandala, i sidha e i nath. Perciò si formò una congregazione di ogni tipo di persone, unite dalla devozione alla sacra causa e nell’aiuto amorevole per gli oppressi e i deboli. Nanak, il loro padre spirituale, in età avanzata, si spostava a piedi ogni giorno lavorando nelle fattorie e cantando gli inni di Naam e respirando la benedizione dell’amore. Il Guru era un’immagine di umiltà e i suoi seguaci, nello spirito di devozione, lavoravano come umili servitori del Signore venerando Dio senza ostentazione nel silenzio della natura.

Il fuoco dell’amore per Dio e per l’uomo diffuse da Kartapur in tutto il Punjab. Il volto di Guru Nanak brillava di semplicità e serenità originate dalla sua santità. Lui era un bracciante, un coltivatore della terra, un servitore dei poveri e umili. La vita a Kartapur era la fusione tra lavoro volonteroso e venerazione, amore e azione, silenzio e canto.

Quando suo padre gli chiese cosa fosse la vera agricoltura, Nanak rispose: “Il corpo è il campo, la mente è l’aratro e la modestia è l’acqua che dà la vita al campo. Io semino il seme del divino Naam nel campo del corpo che è stato livellato e solcato dalla gioia, dopo aver polverizzato le zolle incrostate dell’orgoglio e trasformate in vera umiltà. In un campo preparato così il seme dell’amore crescerà e, posato nella dimora della verità, vedrò la gloria di Dio nel ricco raccolto davanti a me. Oh padre! Mammona non accompagna nessun uomo. Il mondo è semplicemente illuso dal fascino delle ricchezze. Sono pochi coloro che sfuggono dall’illusione con l’aiuto del buon senso.”

Guru Nanak era profondamente incline al silenzio. Frequentemente si univa al silenzio di Dio, del Sat Naam, del Verbo eterno; nel silenzio della natura, nel silenzio che risplende nel cielo stellato e dimora sul pendio di una collina solitaria e nel mormorio dell’acqua che scorre e nel silenzio del Sangat sewa o del servizio della comunità dei fedeli e dei sewak (servitori) che erano con il Guru e che lui ha sempre chiamato Bhais (fratelli).

Il Modo Di Vivere

Ha ideato una metodologia per ottenere successo nella vita. Assorto nel Signore dell’amore, il discepolo cresce nel sewa del Sadh Sangat, il servizio disinteressato e gentile per tutti. Con questo servizio supremo e disinteressato, molti Koda Rakhsha e Sajjan bandito vennero salvati durante il suo ministero.

Ha esortato le persone a guadagnarsi da vivere in maniera onesta e leale. Questa regola non valeva soltanto per i discepoli e i laici, ma anche per gli stessi insegnanti e predicatori. Anzi, arrivava persino a dire: “Non inchinatevi davanti a chi, proclamandosi un Uomo-Dio, vive della carità degli altri. Colui che si guadagna da vivere con il sudore della fronte e condivide con tutti, è in grado di conoscere la via verso Dio.”

Non desiderate quello che appartiene ad altri ne implorate per averlo, tantomeno non rubatelo poiché questo atto è detestabile e nocivo come la carne di maiale per un musulmano e la carne bovina per un indù.

Proibì alle persone di violare i diritti degli altri. Chi prospera attraverso guadagni illeciti non potrà mai avere un cuore puro.

Ha sottolineato ripetutamente l’importanza della purezza del cuore attraverso azioni virtuose compiute nell’amore del Signore. Sono solo le azioni che contano, non l’impronta religiosa che uno può testimoniare.

Il cantare il Nome del Signore è una necessità, ma richiede un cuore puro e un linguaggio pulito, perché senza questi, tutte le nostre preghiere, per quanto rumorose o lunghe, non potranno mai dare frutto. “Sono solo le azioni che vengono pesate sulla bilancia divina che determinano il nostro posto in relazione a Dio.” È con l’alchimia dell’amore di Dio che i criminali incalliti possono essere trasformati in uomini di fede.

Nanak non ha mai consigliato una rinuncia ostentata come mezzo per realizzare Dio. Ha insegnato che la salvezza è possibile per un capofamiglia come per qualsiasi altra persona attraverso l’esecuzione dei propri doveri e impegni con fede in Dio. Crede nell’efficacia delle preghiere non solo per tutta l’umanità, ma per gli animali, gli uccelli e tutte le altre creature. Lui stesso ha sempre pregato per la pace in tutto il mondo secondo la volontà divina.

Nanak ha sottolineato a tutti i veri uomini e donne l’importanza di sviluppare la vita dello spirito. Questo tipo di persone non vivono per loro stessi, ma per gli altri.

Vivere per gli altri è la forma più alta,
È vivo solo colui che vive per gli altri.

Ha definito un uomo veramente grande colui che ha rinunciato a tutti i suoi desideri e non ha fatto attenzione ai frutti delle sue azioni.

Al cercatore di Dio è stato raccomandato di coltivare la purezza del cuore al di sopra di ogni cosa. “Colui che è così identificato con il proprio corpo e profondamente immerso nei piaceri della carne, non potrà mai essere accettato dal Signore.”

Colui che benedice gli altri è benedetto a sua volta. Un cercatore della felicità deve rendere felici gli altri.

Il Guru ha sottolineato la necessità di pregare. Dove tutti gli sforzi umani falliscono, ha successo la preghiera. Sedetevi in silenzio ogni giorno e pregate Dio o il Dio manifestato nell’uomo, per avvicinarvi di più a Lui giorno dopo giorno in modo che possa concedervi la compagnia dei Suoi cari.

Gli Ultimi Giorni

Arrivò il giorno in cui Nanak dovette lasciare il suo corpo. Con umiltà e amore s’inchinò davanti al suo devoto discepolo Angad, che era diventato parte di lui come indica il nome. Era unito con il suo Maestro nello spirito ed entrambi erano uniti in Lui. Il Guru chiese di essere benedetto e cantò la canzone di vijay, della vittoria nell’ora della sua partenza, chiedendo a tutti i presenti di cantare con lui.

Cantate, compagni miei! Cantate tutti!
Cantate adesso la canzone delle nozze.
Cantate la canzone delle Sue lodi.
Che possa essere sacrificato a Lui – l’Amato.
È l’alba del giorno beato,
L’ora del compimento si avvicina;
Venite compagni miei, venite!
E consacratemi con le vostre benedizioni.
Guardate la Sposa che si unisce allo Sposo.

Molti discepoli piansero calde lacrime di dolore e sofferenza. Con profonda angoscia nei loro cuori, chiesero: “Tu te ne vai e ci lasci soli! Quali riti dovremo eseguire? Dovremo accendere la consueta lampada di terracotta quando vai? Dovremo gettare le tue ceneri e le ossa bruciate nelle sacre acque del Gange secondo la tradizione?”

A tutte queste domande il Guru rispose:

Sì, accendete la lampada!
La lampada del Nome di Dio.
I riti del funerale siano
Il ricordo del Nome di Dio.
Sappiate che Lui, il Signore altissimo
È il mio supporto qui e nell’aldilà.
Cantate il Nome di Dio!
Questo sarà il mio Ganga e il mio Kashi.
Che la mia anima faccia il bagno nell’acqua del Suo Nome!
Perché solo questo è il vero bagno.
Cantate giorno e notte la gloria di Dio
E intercedete presso di Lui.

I discepoli indù chiesero: “Dovremo cremare il tuo corpo?” I discepoli musulmani: “Dovremo seppellire il tuo corpo?” Il Guru rispose: “Non litigate per le mie spoglie. Fate portare fiori freschi dagli indù e dai musulmani e posateli su ogni lato del mio corpo. Lasciate che facciano quello che vogliono, ma fate attenzione che i fiori rimangano freschi.” Al Guru era indifferente quale cerimonia venisse usata tra la cremazione o la sepoltura. Ha chiesto solo che i fiori rimanessero freschi e profumati. Ma cosa simboleggiano questi fiori? Sono i fiori della fede e dell’amore.

È inutile che le persone cerchino il Guru in una tomba o in un luogo di cremazione. Il Guru vivente è sempre nei cuori di coloro che mantengono i fiori della fede e dell’amore freschi e fragranti. Lui è venuto per tutti, ha vissuto per tutti. I Suoi insegnamenti rimangono per tutti.

Non ha fondato nessuna nuova dottrina. Ha rispettato tutte le religioni. Ha onorato i santi di tutti i tempi e luoghi. Non ha insegnato nessuna nuova fede. Ha predicato l’amore, la lealtà e le azioni nobili. Per lui tutte le persone appartengono a Dio. Negli indù e nei musulmani ha visto la visione di Dio nell’uomo. In tutte le nazioni del mondo ha visto un continuo sviluppo della razza umana. Per tutti i paesi e per tutte le persone ha cantato la canzone del Naam o del Verbo sacro.

Nanak è stato il profeta della pace e della buona volontà, dell’armonia e dell’unità, il profeta della luce e per settant’anni (14691539) ha dato la luce a tutti. Il suo lavoro di amorevole servizio all’umanità come manifestazione del Non Manifestato è stato portato avanti con molta energia dai suoi successori. Guru Arjan, il quinto nella linea di successione di Nanak ha raccolto gli scritti del Guru nel Sacro Granth, la Bibbia dei Sikh; ha incluso inoltre gli scritti di numerosi altri santi di altre religioni che potevano essere facilmente reperite per questo scopo. Con questo libro sacro ha creato la base per una grande sala per banchetti in cui si offrono lauti piatti di saggezza divina che si trovano in tutte le epoche. Questo è servito come modello per la creazione della Federazione Mondiale delle Religioni.

L’amore non conosce ricompensa. La sua ricompensa è l’amore stesso. Il servizio e il sacrificio caratterizzano l’amore. Gli ultimi due guru, Guru Tegh Bahadur e Guru Gobind Singh sacrificarono tutto per il servizio all’umanità per amore di Dio.

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