Secondo discorso a Filadelfia (PA) durante il Primo Tour Mondiale di Sant Kirpal Singh (1955)
(La Notte è una Giungla, capitolo 2 — Prima pubblicazione: Sat Sandesh novembre 1969, India)
Nel precedente discorso siamo arrivati alla conclusione che Dio ha creato l’uomo e l’uomo ha fondato le religioni sociali e che lo scopo di queste ultime era di elevare l’uomo.
Ci siamo occupati dell’aspetto esteriore dell’uomo; abbiamo detto che l’uomo è nato con gli stessi privilegi dati da Dio, a prescindere dalla nazione e dall’appartenenza ad una religione o un’altra. Dobbiamo usare le religioni sociali nel miglior modo possibile per poter conoscere tutto quello che riguarda l’uomo.
Il nostro intento principale è di conoscere Dio.
Prima dobbiamo conoscere noi stessi e poi conosceremo Dio. Tutte le scritture dicono che . . .
Dovremmo amare Dio con tutto il cuore,
con tutta l’anima, con tutta la nostra forza.
— Matteo 22:37 e Marco 12:30
Poiché siamo amanti di Dio — e Dio risiede in ogni cuore — dobbiamo amare tutta l’umanità. Quelli che sono entrati in contatto con Dio sono diventati i portavoce di Dio — sono Dio nell’uomo o uomini Dio grazie al loro amore per Lui.
Amiamo tutte le scritture poiché sono le preziose esperienze dei Maestri con loro stessi e con Dio.
Amiamo anche tutti i luoghi sacri di culto in quanto sono fatti per cantare le lodi all’Unico Signore.
Amiamo anche tutti i luoghi sacri di pellegrinaggio per il fatto che lì ha vissuto qualcuno che ha amato Dio fino a unirsi a Lui ed è diventato il suo portavoce.
Perciò in nome dell’amore per Dio, amiamo tutti gli altri.
Se diciamo di amare Dio ma disprezziamo un Maestro o un libro sacro o alimentiamo rancore verso altri uomini, amiamo veramente Dio? Certamente no, poiché Dio risiede in ogni cuore e il nostro obiettivo supremo è Dio.
Anche il fine principale di tutte le religioni è Dio. Dunque, come può un seguace di una religione odiare qualcun altro? Se ci atteniamo a quello che dicono le scritture, questo sembra, a prima vista, impossibile.
Se ci atteniamo a questi due comandamenti —
“Ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima,
con tutta la tua forza” e
“Ama tutti gli uomini poiché Dio risiede in ogni cuore,”
— Matteo 22:37-40 e Marco 12:30-31
— il Regnodi Dio scenderà sulla terra.
Gli altri comandamenti derivano da questi due. Tutti i profeti hanno spiegato con enfasi questi comandamenti. Sono tutti concordi su questi due principi fondamentali.
Vogliamo ora indagare ulteriormente su: “Cos’è l’uomo?”
Se l’uomo non conosce sé stesso, non può conoscere Dio. Tutte le scritture che ad oggi possiamo consultare dicono: “Uomo, conosci te stesso.” Non dicono: “Conosci gli altri.”
Perché? Chi sei? Cosa sei?
Sei solo questo metro e settanta o ottanta di corpo che hai? Questo non è conoscere se stessi. Lo vedrai da solo; verrà il momento in cui dovrai abbandonare il corpo che hai, questo vestito di fango che si decompone. Il corpo resta come una zolla di terra e viene cremato o sepolto.
Un’ampia conoscenza del sé fisico, sinceramente parlando, non è la conoscenza di noi stessi.
I Greci e gli Egizi hanno inciso sui loro templi queste parole — “Gnothi Seauton.”
Le Upanishad dicono: “Conosci te stesso.”
Anche Cristo ha detto: “Conosci te stesso.”
Guru Nanak ha detto:
“Se non conosci te stesso non sei nella posizione di conoscere Dio.”
Non si può facilmente ignorare l’illusione in cui viviamo. Non è vero che ci illudiamo? Osservando i corpi che sono come il nostro vediamo con i nostri occhi che qualcosa ha lasciato quei corpi ed essi vengono cremati o sepolti. Anche noi abbiamo un corpo simile. Se sappiamo molto riguardo al sé fisico, non significa che conosciamo noi stessi.
Questa questione ci è stata messa davanti sin dall’inizio del mondo. Abbiamo imparato molto riguardo al nostro sé esteriore — il mantenimento del corpo, il mantenere la nostra famiglia, la vita sociale e politica. Anzi, abbiamo pensato troppo al corpo e alle relazioni personali, ma non abbiamo mai bussato all’interno per vedere l’uomo interiore, il Sé interiore, chi noi siamo e cosa siamo.
Se lo studente non apre la sua consapevolezza, l’insegnante non può rivelare niente; può solo indicare, consigliare e definire, ma la comprensione non può essere insegnata. Questa deve venire dall’interno e attraverso lo sviluppo del Sé. Naturalmente, ci dà un po’ di esperienza per come conoscere il nostro Sé, come scomporre noi stessi dal corpo. Bisogna iniziare con questo, senza dubbio. Ma lavorando in questo modo, in conformità alla guida e all’aiuto dato dal Maestro, un giorno si arriverà a realizzare che la realtà è in noi.
Le anime sono tutte divine in natura. Sono tante gocce dell’oceano della divinità, ma sono circondate dalla mente e dalla materia. Esse non possono, come sono ora, conoscere Sé stesse e differenziarsi.
Qual è il più grande studio condotto dall’uomo?
È la teologia? Direi di no.
È il conoscere la legge di Blackstone
e di altri grandi uomini del passato?
La risposta sarà no.
È lo studio delle opere di uomini come
Shakespeare, Milton, Dickens, Burns?
No. È l’occultismo, il Buddhismo o il Cristianesimo
o qualche altra religione sociale che possiamo studiare?
Sono questi lavori il più grande obiettivo dello studio dell’uomo?
Di nuovo direi che la risposta è no. Perché?
Se abbiamo una buona conoscenza delle scritture lasciate dai Maestri, di cosa parlano? Parlano dell’uomo. “Uomo conosci te stesso”. Dunque, la conoscenza dell’uomo, la sua esteriorità e interiorità, è il più importante studio per noi.
La più grande analisi dell’uomo è l’uomo.
Pope, un poeta inglese ha detto:
“Conosci dunque te stesso, non presumere di investigare su Dio;
il vero studio dell’umanità è l’uomo stesso.”
— Alexander Pope (Saggio sull’uomo)
Se non si conosce l’uomo, tutto il resto è semplice ignoranza e superstizione. Più si analizza la fase esteriore delle scritture, più si comprende che non è altro che una raccolta, un cumulo di idee e opinioni espresse da altri.
Supponiamo di diventare profondi conoscitori di tutte le scritture che ad oggi abbiamo. Cosa significa?
Come ho detto, nel ventesimo secolo siamo fortunati poiché tutti i Maestri del passato ci hanno tramandato le esperienze con loro stessi e con Dio. Le cose che in particolare sono state loro di aiuto e quelle che invece hanno ostacolato il percorso di consapevolezza, costituiscono l’argomento di tutte le scritture. Pur conoscendo tutto questo, siamo appagati?
È avere solo qualcosa, mercanzia accumulata nel cervello: quel Maestro ha detto così, in quel libro si legge che …, nella tal scrittura si legge cosà. Questa non è divinità, è solo conoscenza dei fatti circa la divinità, la nostra natura divina che i Maestri hanno sperimentato in loro stessi e con Dio.
Anche se si studiano tutti i libri, non saremo in grado di conoscere noi stessi. Naturalmente, otterremo qualche informazione, saremo in grado di fare molte citazioni dei vari libri. Ma saremo capaci di conoscere noi stessi? — No.
Il poeta Eliot dice:
“Dov’è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza?
Dov’è la conoscenza che abbiamo perso nell’informazione?”
La conoscenza del Sé è il risultato dell’autoanalisi, nella pratica, non nella teoria. Vediamo molte persone affermare con enfasi: “Non sono il corpo. Non sono l’intelletto. Non sono l’energia vitale o prana. Non sono i sensi.” Questo è giusto.
Ma abbiamo anche analizzato noi stessi in modo pratico trascendendo la consapevolezza del corpo e vedendo personalmente che siamo qualcosa d’altro oltre il corpo, l’intelletto, il prana e i sensi che costituiscono l’uomo esteriore separato dal Sé interiore? Siamo anche risaliti al di sopra della consapevolezza del corpo, abbiamo avuto un’esperienza diretta del nostro Sé? Troveremo pochissime persone che hanno veramente sperimentato questo.
Lo studio dell’uomo quindi, consiste solo nella raccolta di certe informazioni nel cervello. Qualche volta leggiamo le scritture con lo scopo di ricevere sufficienti informazioni dallo studio che i Maestri hanno fatto di loro stessi e di Dio per aiutarci a trovare il nostro Sé, e niente di più.
La lettura di queste scritture creerà in noi un qualche interesse per conoscere noi stessi e per conoscere Dio.
Non intendo dire che le scritture non debbano essere lette. Dovrebbero essere lette e lette con intelligenza. La loro lettura è il primo passo elementare che va a creare in noi l’interesse per un certo Maestro che ha visto in Sé la Luce divina. Anche noi possiamo vedere la stessa cosa? Si, anche noi possiamo vedere poiché quello che un uomo ha fatto può essere ripetuto da un altro, naturalmente con allenamento e giusta guida.
Vi ho riferito anche che i Maestri hanno visto la Luce di Dio. Coloro che li hanno seguiti e si sono attenuti a quello che hanno detto, hanno avuto nella loro vita la stessa esperienza da diversi livelli. Dovremmo essere in grado, mentre abbiamo la vita umana, di vedere la Luce di Dio. Quando abbiamo visto questa Luce, tutta la vita cambierà e questa la possiamo vedere solo quando si sale al di sopra della consapevolezza del corpo. È una questione concreta.
A questo punto cosa bisogna fare?
Cosa si può ottenere con la comprensione della verità, ad esempio, con la conoscenza del nostro Sé e avendo un’esperienza diretta del Sé e del Sé Superiore (Dio)?
Solo questo ci renderà liberi. Otteniamo queste cose solo quando veramente ci siamo innalzati, quando siamo rinati.
Cristo dice:
“L’uomo non può vedere il Regno di Dio se non nasce la seconda volta.”
— Giovanni 3:3
Poi aggiunge per chiarire:
“Se un uomo non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel Regno di Dio.”
— Giovanni 3:5
Dai Corinzi leggiamo:
“Carne e sangue non possono ereditare il Regno di Dio.”
— 1 Corinzi 15:50
San Paolo spiega:
“L’essere umano rinasce, non da un seme corruttibile, ma incorruttibile,
per mezzo della Parola di Dio vivente e che dura in eterno.”
— 1 Pietro 1:23
È chiaro che, se non siamo nati la seconda volta, non possiamo né vedere né entrare nel Regno di Dio e nemmeno possiamo ereditarlo. In altre parole, non possiamo avere un’esperienza diretta di noi stessi né di Dio. Non possiamo aprire il nostro occhio interiore — anche chiamato Terzo Occhio o Occhio Singolo — che ci consente di vedere la Luce di Dio.
Il solo leggere le scritture non aiuterà, ma studiamole attentamente poiché parlano delle esperienze pratiche che i Maestri hanno avuto con loro stessi e con Dio. Ma se non le studiamo con la guida di qualcuno che ha avuto vere e proprie esperienze come sono documentate, non saremo capaci di coglierne il giusto significato.
Cosa dice Plutarco? Lui dice:
“Le esperienze che l’anima fa nel momento in cui lascia il corpo
sono le stesse fatte da coloro che sono stati iniziati ai misteri dell’Aldilà.”
Bisogna lasciare il corpo un giorno o l’altro. Penso che questo sia una prova molto chiara o la testimonianza che non siamo questo corpo di cui abbiamo così tanta conoscenza. Con la “conoscenza del Sé,” s’intende la conoscenza del Sé interiore, il Sé spirituale che lascia il corpo nel momento della morte. Si può dire che questo corpo fisico può essere mandato al tappeto dalla morte — il grande cambiamento finale. Tuttavia noi non moriamo. Dobbiamo un giorno lasciare il corpo e tutte le cose ad esso connesse, che lo desideriamo o meno.
Dunque, in cosa consiste la più grande saggezza?
Nella conoscenza del Sé, nel capire chi siamo e cosa siamo. Se non conosciamo il nostro Sé, non possiamo conoscere Dio. Colui che conosce Sé stesso arriva a conoscere anche Dio, poiché è solo l’anima illimitata che può conoscere Dio e non l’intelletto circoscritto; non lo possiamo afferrare con l’intelletto limitato.
“Come può il minore comprendere il maggiore?
O la ragione limitata realizzare l’Infinito?”
— Dryden
Non possiamo vedere Lui. Egli è introvabile con l’intelletto, con i sensi, con le facoltà esteriori; non può essere afferrato nemmeno con la più fervida immaginazione. È solo all’anima che Dio rivela Sé Stesso. Se non analizziamo noi stessi — e vediamo il nostro Sé — non possiamo vedere Dio.
La conoscenza del Sé precede la conoscenza di Dio.
Vediamo cosa ci può aiutare in questo senso. Osservando dall’esterno notiamo che il corpo vive finché l’anima, l’inquilino della casa, è in
esso. Ma arriva il momento in cui dobbiamo lasciare il corpo. Questo è il giorno del grande cambiamento finale o morte. Ma non dobbiamo essere spaventati dalla morte, non è uno spauracchio.
Vi ho detto che il più grande studio dell’uomo è l’uomo stesso.
Tutte le scritture da dove provengono? Naturalmente dall’uomo — un uomo realizzato, senza dubbio. L’uomo è veramente grande.
Tutte le invenzioni da dove provengono? Dall’uomo.
La Divinità che ci ha dato l’esperienza diretta di Dio, lavorando attraverso i poli umani chiamati Maestri si è espressa anche attraverso l’uomo.
L’uomo è grande e il più grande studio per l’uomo è l’uomo stesso.
Chi siamo? Cos’è che dà vitalità a questo corpo e cos’è che lo abbandona?
Mentre questo Sé interiore o Sé spirituale è fisso nel corpo e lavora attraverso il corpo, siamo vivi, siamo in movimento. Ma viene il momento in cui bisogna lasciare il corpo. Questo è il destino di ognuno di noi senza alcuna eccezione alla regola. Re e sudditi, ricchi e poveri, sapienti e analfabeti, anche i Maestri, tutti devono lasciare il corpo.
Come può esserci un’eccezione per noi? In tal caso, siamo pronti per questo cambiamento finale?
Se non lo siamo, dobbiamo prepararci. Per questo, bisogna risolvere il mistero della vita mentre c’è ancora tempo. Bisogna esaminare il nostro Sé.
Chi è il vero uomo nel corpo?
Fin quando non si conosce questo, non si può essere in pace.
Buddha, detto il Gautama, era il principe (Siddhartha) cresciuto nel lusso e nella ricchezza.
Una volta mentre visitava la città parata a festa in suo onore e in carrozza percorreva le vie, vide un vecchio con la faccia smunta, gli occhi infossati che camminava tutto traballante con l’aiuto di un bastone. Allora il principe chiese al conducente: “Chi è quello?” . . . “La vecchiaia, mio signore; il corpo invecchia e si indebolisce” rispose il conducente. Questo lo scioccò fortemente.
Procedendo, vide un uomo moribondo che respirava a fatica e chiese ancora chi fosse. Il conducente rispose: “Dunque Maestro, noi dobbiamo morire e lasciare il corpo. Lui è in fin di vita, agonizzante.” Questo lo rese ancora più triste e pensieroso e si domandò se questo fosse il destino di ogni corpo. Il cocchiere lo condusse fuori dalla città per evitare scene penose.
Ma fuori città il principe vide quattro uomini che trasportavano un cadavere. Naturalmente chiese cosa stessero facendo e gli venne detto: “Maestro, dobbiamo lasciare il corpo.” Questo rese il principe ancora più triste ed esclamò: “È strano che un giorno dobbiamo lasciare il nostro bel corpo, ma cos’è quello che lo lascia?”
Quello è stato il giorno più importante nella vita del Gautama. Si stava risvegliando, chiedendosi cos’è che anima il corpo. Anche noi abbiamo lo stesso modello di corpo. Siamo testimoni di molte cremazioni e sepolture. Abbiamo partecipato a molti funerali dei nostri amici e parenti, ma il mistero della
vita non ci ha mai colpiti come ha colpito il Gautama.
Egli andò a casa. Inseguito ebbe un figlio. Di solito questo è un giorno molto felice, ma lui era assorto col mistero della vita. Lasciò la sua casa, la moglie ed il figlio per cercare la soluzione al mistero della vita:
“Cosa sono io? Chi è che lascia il corpo?”
Finché il Sé interiore lavora in questo corpo fisico, noi siamo vivi, parliamo, pensiamo, ci muoviamo. Ma quando lascia il corpo, questo viene cremato o sepolto. Nessuno tiene un corpo morto in casa, viene portato via appena possibile.
Questo è il problema da affrontare. Dobbiamo considerarlo con molta calma, con la dovuta riflessione. Lo dobbiamo esaminare per scoprire:
“Chi siamo? Cosa siamo?”
Coloro che conoscono e si sono inoltrati nel mistero della vita, hanno fatto un bellissimo lavoro.
Da dove sono venute le scritture? — Dall’interno, dall’interno dell’uomo.
Tutte le invenzioni che abbiamo fatto, da dove sono venute? — Dall’uomo stesso, non dal nulla.
La cosa più grande da fare è: “Conoscere sé stessi,” chi è il Sé e cos’è il Sé. Abbiamo visto che il destino di questo corpo è la morte. Nel momento di questo cambiamento finale, l’abitante lascia la casa che è il corpo. Noi non siamo il corpo, la casa di residenza.
Noi siamo l’abitante della casa (corpo)
che animiamo con la nostra presenza.
Dalla nostra nascita, il primo compagno che abbiamo avuto è il corpo fisico, ora sviluppato e cresciuto. Quando partiamo, viene abbandonato; non ci accompagna. Allora come possono le altre cose, che sono entrate in contatto con noi attraverso il corpo, accompagnarci nell’altro mondo? Se ricordiamo questo, l’intero punto di vista cambierà.
Ora comprendiamo a livello del corpo, ma se conosciamo noi stessi — chi siamo e cosa siamo — e che siamo l’abitante del corpo, l’intero angolo di percezione cambierà. Vedremo dal livello dell’anima e non dal livello del corpo.
Al momento, lavoriamo su false premesse. Depositiamo sulla terra un tesoro: costruiamo molte case, palazzi e accumuliamo beni esteriori e più denaro che possiamo, ma non pensiamo nemmeno per un minuto che dobbiamo lasciare il corpo e tutti i beni terreni. Ecco perché, quando vengono i Maestri, semplicemente dirigono la nostra attenzione su questa più importante verità — l’ineluttabilità della morte — che noi trascuriamo. Ci comportiamo, con tutte le nostre cognizioni intellettuali, come se non dovessimo mai lasciare il mondo o il corpo.
Ecco perché Cristo dice: “Non accumulare per te stesso i tesori sulla terra”.
Perché? “Dove la tarma e la ruggine danneggiano e dove i ladri scardinano e rubano.” Cosa dovremmo fare?
“Accumulate per voi stessi il tesoro in paradiso,
dove né la tarma né la ruggine corrompono
e dove i ladri non scardinano né rubano.”
— Matteo 6:20
Cosa abbiamo fatto per l’altro mondo?
Un giorno lasceremo il corpo. Abbiamo pensato a questo? Se lasciamo il corpo, cos’altro ci può accompagnare?
Si racconta che quando la Regina Noor Jahan stava per morire, il medico curante le disse: “Sua Maestà, ora devi partire per l’altro mondo.” — Forse lei non aveva mai saputo che c’era un altro mondo.
Disse semplicemente: “Giusto, se devo andare nell’altro mondo, quante persone mi accompagneranno?”
Il medico le rispose: “Sua Maestà, nessuno può venire con te; devi partire tutta sola.”
Proprio segno di inconsapevolezza. Intellettualmente sappiamo tutti che la morte è inevitabile, che coglie tutti di sorpresa, ma abbiamo mai veramente realizzato che anche noi stessi moriremo?
Abbiamo mai tranquillamente considerato chi è in noi che lascia il corpo e dove va?
Tutti i Santi hanno sottolineato la grande necessità del “conoscere sé stessi.” Se conosciamo l’uomo interiore che lascia il corpo, sappiamo qualcosa, e questo cambierà l’intero livello di percezione.
Sono arrivato qui dall’India e so che devo tornare indietro. Bene, in aereo posso portare solo un bagaglio di 20 kg. Le cose che superano questo limite le dovrò lasciare. Allora cosa farò? Accumulerò molte cose da portare con me? Come le posso portare? Non posso portare più di 20 kg. Allo stesso modo, quando andremo all’altro mondo, nemmeno questo corpo ci accompagnerà per non parlare di tutti gli altri beni.
Quindi, ci sono due aspetti che dobbiamo ricordare.
Il primo è che siamo pellegrini e dobbiamo trascorrere su questa terra un certo lasso di tempo più o meno lungo; dopotutto è solo una dimora temporanea che un giorno dobbiamo lasciare. È come essere in cammino verso una destinazione. Scende la notte e ci fermiamo in un hotel per dormire e al mattino seguente ripartiamo per la nostra destinazione.
Abbiamo mai considerato che stiamo vivendo come se restassimo in questo mondo per sempre?
Abbiamo mai pensato alla morte?
Il secondo aspetto è che l’uomo è composto dal corpo fisico, dall’intelletto e dall’anima.
Sappiamo molto del corpo fisico. Sappiamo molto sul mantenerlo in forma.
Sappiamo molto dei nostri legami famigliari, dei nostri figli, della vita sociale, ecc. Abbiamo conquistato meravigliosi progressi sul piano intellettuale. Abbiamo la televisione, possiamo volare. Tutto questo rende il mondo come una casa. Dall’India per raggiungere l’America s’impiegano solo 24 ore, da un emisfero all’altro del globo. Si può immaginare che tutte queste nazioni siano come molte stanze del palazzo di nostro Padre. Abbiamo la bomba atomica, la bomba all’idrogeno, intendo dire che il nostro progresso intellettuale e tecnologico è stato meraviglioso.
Ma cosa conosciamo del nostro Sé — il vero Sé — che dà vitalità all’aspetto fisico e intellettuale della nostra vita?
È lo spirito o l’anima che noi siamo realmente. La maggior parte della nostra parte fisica e intellettuale è dovuta alle esperienze pregresse dell’anima.
Ci siamo sviluppati solo in due aspetti (corpo e intelletto) e non conosciamo niente del nostro Sé (anima).
Un Santo Musulmano dice:
“Quanto tempo continuerai a giocare con l’argilla
e a sporcarti come un bambino?”
Quando l’anima lascia il corpo, cosa rimane? Argilla.
“Polvere sei e polvere ritornerai.”
— Genesi 3:19
Per quanto continueremo così?
Abbiamo meravigliosamente sviluppato solo due delle nostre parti (corpo e intelletto) e dell’anima non conosciamo niente o quasi niente. Sappiamo solo quanto è detto nelle scritture. Sappiamo solo quel tanto che possiamo cogliere col nostro intelletto limitato. Se vogliamo comprendere il vero significato delle scritture, dobbiamo sedere ai piedi di qualcuno che ha la conoscenza pratica del Sé e del Sé superiore, poiché tutte le scritture parlano della stessa cosa.
Pur trovando un Maestro competente che ci spiega tutte le cose del nostro Sé (anima) e del Sé superiore (Dio), non potremo essere soddisfatti fin quando non avremo direttamente questa esperienza in noi.
Anche se leggiamo le scritture, la ricerca nel campo della conoscenza interiore è principalmente limitata a leggere una scrittura o l’altra, ad occuparsi di qualche luogo santo di culto e niente di più.
Comunque sono i primi passi, ma da soli non portano a validi risultati. Inoltre, possiamo osservare che molti di noi vanno in chiesa o nei luoghi sacri di culto, ma quanti sono coloro che realmente lo fanno per amore della conoscenza di Dio? Troppo pochi veramente. La maggior parte di noi è lì per pregare per loro stessi, per i figli o per qualche altro beneficio materiale. Leggiamo le scritture e preghiamo per poter ottenere di trasformare in modo soddisfacente le circostanze esteriori. La maggior parte di noi è religiosa solo in questo modo.
Ma queste persone troveranno Dio andando nei luoghi sacri di culto?
“Chiedete e vi sarà dato. Bussate e vi sarà aperto.”
— Matteo 7:7
Ma se chiediamo solo per avere le cose terrene, come avremo invece Dio?
“Il Signore Dio è benevolo e vi darà ciò che gli chiedete.”
— Guru Granth Sahib, pagina 1266
Si racconta la storia di Majnu, un principe Persiano che si innamorò della principessa Laila. Era così ardente la sua adorazione per lei, che baciava la terra dove lei passava. Qualcuno, un giorno gli disse: “Dio vuole vederti.” Lui rispose: “Bene, se vuole vedermi, che venga nella forma della mia Laila.” Pensate che un uomo così troverà Dio? Troverà Laila, senza dubbio, non Dio.
Allo stesso modo, come molti Majnu, andiamo in chiesa non cercando Dio, ma gli idoli del nostro cuore.
Poi come possiamo avere Dio?
Solo coloro che cercano Dio, possono avere Dio. Per loro la via si apre, per loro c’è un Dio-uomo per metterli sul Sentiero.
Quindi la nostra ricerca della via spirituale è limitata a quest’unica cosa. Ma per quelli che hanno in loro un vero desiderio di cercare e trovare Dio, Lui predispone per metterli sulla via.
Il primo passo per conoscere sé stessi consiste nel leggere le sacre scritture che abbiamo a disposizione. Esse ci dicono:
“Chi perderà la propria vita l’avrà salva
e chi salverà la propria vita, la perderà.”
— Matteo 16:25
Cosa significa?
Chi conduce la vita fisica semplicemente attraverso i sensi, conoscendo poco o niente del proprio Sé interiore, naturalmente perderà la vita eterna per sempre. Coloro che trascendono questa vita fisica, conoscendo loro stessi e conoscendo Dio, avranno la vita eterna.
Le scritture con parole semplici dicono questo chiaramente. Ma gli intellettuali, che non hanno la conoscenza pratica dell’auto-analisi, l’esperienza con Sé stessi e con Dio, hanno reso questo difficile da comprendere, questo è quanto! Diversamente, le verità sono molto semplici.
Cristo dice ancora:
“Se non siete nati di nuovo, non potete vedere il Regno di Dio.”
— Giovanni 3:3-4
Nascere un’altra volta? Come? Nicodemo, un uomo molto colto, incontrò Gesù e chiese: “Maestro, com’è che dici che dobbiamo nascere un’altra volta? Come possiamo nascere ancora? Come possiamo rientrare nel grembo e rinascere?”
Cristo cos’ha risposto?
“Tu sei un uomo colto, un uomo molto saggio.
Le persone siedono ai tuoi piedi, ti rispettano.
Non vedi che la carne è carne e tu devi nascere dallo spirito?”
— Giovanni 3:5-6
Questo è stato un problema per tutti noi. I Maestri del passato in grado di darci la soluzione pratica, ci hanno dato l’esperienza diretta di come innalzarci al di sopra della consapevolezza del corpo e conoscere noi stessi.
L’intera cosa è proprio capovolta, direi. Noi siamo gli abitanti della casa. Dobbiamo conoscere e mettere da parte qualcosa per dove dobbiamo andare. Ma abbiamo così tanto identificato il nostro Sé con il corpo che non possiamo distinguere noi stessi da esso.
Ora lavoriamo a livello del corpo, non conoscendo nient’altro che la nostra natura fisica. Abbiamo considerato solo questo mondo esterno e i suoi beni, come se fosse la cosa più importante della vita. L’intera cosa è capovolta. Ecco perché i Maestri hanno messo in evidenza:
“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero
se poi perde la propria anima?”
— Marco 8:36
Poi chiedono: “Cosa otterrà in cambio della sua anima?” Vedete quanto è importante?
È che noi dobbiamo lasciare il corpo, e sappiamo poco o niente del nostro Sé. Sappiamo solo quanto è riportato nelle scritture. Ma anche se le leggiamo per anni e anni, per tutta la vita, avremo qualche esperienza?
Di fatto riempiamo il cervello di avvenimenti, di teorie e di annotazioni di esperienze di altri.
Ma ci aiutano? È come quando ci si sposa. In seguito la coppia se ne va tutta gioiosa. Ma oltre a loro ci sono molti altri che partecipano alla cerimonia, ma essi non riceveranno niente in tal modo. Un proverbio indiano dice:
“Sono due a sposarsi, gli altri assistono.”
Non voglio dire in alcun modo che non dovremmo leggere le scritture. Dovremmo. Questo è un passo elementare. Sono documenti preziosi, valgono come oro, rubini e smeraldi, per chi vuole dare una sbirciatina all’interno, per conoscere Sé stessi e conoscere Dio.
Ora siamo semplicemente identificati con il corpo. Lavoriamo nel corpo, agiamo a livello del corpo, siamo legati ad esso e a tutto l’ambiente che lo circonda. Più siamo legati, più siamo lontani dalla vita eterna.
Ecco perché è stato detto:
“Impegnatevi a ritirarvi dall’amore per le cose visibili
e dirigete l’attenzione alle cose invisibili.”
Più siamo attaccati all’esterno, alle cose fisiche, più siamo lontani dal nostro Sé interiore, dal nostro Sé più alto. Non possiamo conoscere Dio o andare vicino a Dio o entrare in contatto con Lui se non ci ritiriamo un po’ da questo posto e risaliamo al di sopra della consapevolezza del corpo e conosciamo noi stessi.
Quando sappiamo con certezza che dobbiamo lasciare il corpo, perché gli attribuiamo tanta importanza?
Come vi ho detto, tra pochi giorni ritorno in India e lascio gli Stati Uniti. So che dovrò tornare indietro e naturalmente vi lascerò tutti. Non sarò troppo attaccato ai beni, a questa o quella cosa, devo partire. Devo trascorrere semplicemente i miei giorni e tornare indietro, questo è quanto.
Per questo motivo, la vita dell’uomo non consiste in beni e nell’abbondanza delle cose che si possiedono:
“La vita è più della carne e il corpo è più di un vestito.”
— Matteo 6:25
Guardiamo come ci comportiamo dal punto di vista materiale; supponiamo di indossare un abito firmato molto costoso. Capita un incidente e questo capo si strappa e si rovina. Diciamo: “Non importa, io sono salvo.” Ancora, quando siamo ammalati e il dottore dichiara che c’è una piccola speranza per la nostra vita, cosa diciamo? “Bene, spenderò tutti i soldi, anche tutti i beni che possiedo pur di essere salvato.” Il nostro corpo è più prezioso di tutti gli altri beni materiali. Quando accade un altro incidente e ci rompiamo un braccio o una gamba, cosa diciamo? “Bene, non importa: mi sono salvato.” Quello che si è salvato è il nostro Sé (anima o vita), più prezioso anche del corpo.
I Maestri ci hanno insegnato che il Sé interiore è il vero gioiello nel corpo, il tesoro più prezioso. Non abbiamo mai conosciuto questo Sé interiore. Fin quando non cerchiamo di scoprire l’esistenza che perdura oltre la carne, non staremo facendo niente per questa vita.
Al momento riteniamo che il nostro corpo sia più di ogni cosa, sapendo molto bene che lo dobbiamo lasciare. Non è uno spauracchio che racconto. Ma l’uomo saggio è colui che si prepara al cambiamento che aspetta ciascuno di noi, nessuna eccezione alla regola. L’uomo che “conosce sé stesso” è veramente l’uomo più saggio.
Non ci siamo curati di questa via. La nostra ricerca si è limitata solo a leggere le scritture e all’osservanza esteriore delle cerimonie e dei riti. Naturalmente, questi sono i passi primari che dobbiamo fare; ma questo non è il principale obiettivo della nostra vita.
Cosa dovremmo fare? — Solo capire il vero obiettivo della vita.
Qual’ è la più alta missione di un uomo? — L’uomo è il più in alto di tutta la Creazione. È vicino a Dio.
Ecco cosa dice il Profeta Maometto nel Corano:
“Dio ha fatto l’uomo e ha ordinato agli angeli di inchinarsi davanti a lui.”
— Corano
Quindi l’uomo è più in alto anche degli angeli. Questo è il corpo, questo è il tempio di Dio in cui Dio e noi risiediamo. Ma noi non abbiamo mai pensato in questo modo. Abbiamo semplicemente badato all’uomo esteriore, alla pulizia esterna e a vivere in case lussuose, ma abbiamo fatto poco o niente per pulire il tempio di Dio (il nostro corpo) dall’interno. Abbiamo profanato questo tempio di Dio e chiunque lo profana viene punito da Dio: “Non può esserci pulizia in un cuore sporco.”
La pulizia è accanto alla devozione, naturalmente. Dovremmo mantenere il nostro corpo pulito esternamente e interiormente.
“Benedetti sono i puri di cuore perché vedranno Dio.”
— Matteo 5:8
Dobbiamo condurre una vita etica, una vita pura.
Quello che Cristo ha predicato nel Sermone sul Monte e ugualmente Buddha nell’Ottuplice Sentiero che viene riportato anche nello Yama, nel Niyama e nel Sadachar, leggi degli Indù che rappresentano il primo passo da fare nel quale troveremo la Via Interiore:
“Se il tuo occhio è singolo, tutto il tuo corpo sarà pieno di luce.”
— Matteo 6:22
Noi non abbiamo capito l’insegnamento dei Maestri che sono venuti nel passato. Se impariamo ad attenerci a quello che dicono le sacre scritture, avremo la pace in terra, pace qui e anche dopo. Avremo il Regno di Dio sulla terra e il Regno di Dio anche nell’altro mondo.
“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria anima?”
— Marco 8:36
Come ci comportiamo nella vita quotidiana?
Da mattina a sera siamo solo occupati a mantenere il corpo fisico e la famiglia. Ci alziamo al mattino, rispondiamo al richiamo della natura, facciamo qualche esercizio, ci laviamo, facciamo colazione e poi qualcuno va in ditta, altri in ufficio o in altri posti di lavoro. Si trascorre tutta la giornata in questa attività. A sera torniamo a casa. Quelli sposati devono occuparsi della famiglia. Alcuni sono ammalati e hanno altre esigenze. Qualcuno va a fare compere. Più tardi si cena e poi si va a dormire. Altri ancora semplicemente mangiano, bevono e si divertono e anche loro poi vanno a dormire.
Questa è la routine quotidiana che generalmente si fa. Al mattino successivo tutto ricomincia. Ecco come noi sprechiamo la nostra preziosa vita in attività secondarie e non abbiamo tempo di occuparci del problema del mistero della vita.
I Maestri dicono:
“Guardate che un giorno dovrete lasciare questo corpo;
è inevitabile. Cosa avete fatto per questo?”
Soffriamo atrocemente. Quando la morte ci coglie di sorpresa, soffriamo. Se abbiamo assistito un moribondo, siamo stati testimoni della sofferenza della morte: pianto, convulsioni. Poi nessuno può aiutarlo. Se lui avesse risolto il mistero della vita, come lasciare il corpo volontariamente, conosciuto sé stesso attraverso l’auto analisi, passato attraverso l’esperienza della morte mentre era ancora in vita imparando a salire volontariamente al di sopra della consapevolezza del corpo, in quel momento si sarebbe innalzato senza alcun dolore straziante.
Il Profeta Maometto dice che quando l’anima lascia il corpo, il dolore che l’uomo avverte può essere paragonato al trascinamento di un cespuglio spinoso dal retto fino alle narici.
Qualche scrittura indiana paragona i dolori della morte al morso di migliaia di scorpioni che pungono insieme. Siete stati tutti testimoni di com’è difficile lasciare il corpo. All’infuori di certi casi — casi molto rari — tipo l’arresto cardiaco, tutti gli altri devono passare attraverso la sofferenza. Se voi sapete come lasciare il corpo volontariamente, un centinaio di volte al giorno, dicono i Maestri, allora la morte non può pungere.
Noi chiediamo alle persone: “Caro amico, come ti sei sviluppato a livello spirituale?” La risposta è: “Beh, non c’è bisogno di questo. Ci penserò quando sarò vecchio. Intanto penso a mangiare, bere e a divertirmi.”
Prima di tutto, dov’è la certezza che si diventa vecchi? — Può capitare un incidente, una malattia può sorprendervi e terminare la vita.
Supponete di raggiungere la vecchiaia, e poi? — Il fisico perde elasticità, il cuore perde i colpi, i sensi tradiscono, qualche volta la vista non è più
buona, qualche volta si diventa duri d’orecchio, alcune volte non ci si può muovere e si è costretti a rimanere a letto. Se si risolve il mistero della vita in gioventù, quando la mente è risoluta in un corpo vigoroso, s’impara meglio.
Ma rendiamoci conto che non abbiamo seguito questo consiglio. È la cosa più importante e quasi sempre viene ignorata.
Un Santo Musulmano dice:
“Il più alto obiettivo della vita umana è conoscere sé stessi e conoscere Dio.”
Bene, cosa abbiamo fatto? — Pur avendo imparato molto circa le cose fisiche e intellettuali, abbiamo messo un po’ di attenzione nel conoscere il nostro Sé interiore?
Lui dice:
“Bene, tutto questo quale frutto produce? Siete sciocchi, non siete saggi.”
Un uomo saggio cerca di capire e si prepara per il domani. Si prepara per affrontare quello che sta per accadere.
In India un giovane uomo morì e il suo corpo venne portato sul luogo della cremazione. Erano presenti circa trecento o quattrocento persone ed io ero uno di loro. Vollero che io facessi un discorso di circostanza.
Dissi loro: “L’argomento del discorso è davanti a voi. Qualcosa ha lasciato questo corpo, ma questo qualcosa è ancora in voi. Ma voi siete preparati per questo cambiamento? Se non lo siete, preparatevi. Risolvete il mistero della vita, come lasciare il corpo, come risalire al di sopra della consapevolezza del corpo. Se la morte vi coglie di sorpresa, sarete pronti e non verrete punti. Questo è come si può vincere sulla morte. Tutti noi dobbiamo lasciare il corpo.”
Il quinto Guru (Arjan Dev) dei Sikh ha detto:
“Voi stessi potete vedere che gli altri che avevano
il corpo come noi lo hanno dovuto lasciare.
Dove sono i vostri antenati?
Dove sono tutti i Maestri che sono venuti nel passato?
Tutti avevano il corpo e tutti lo hanno lasciato.
Non può esserci eccezione nemmeno per voi.”
Se il governo emette un’ordinanza di sfratto, questo ordine viene eseguito, sia che ci piaccia o meno. Può esserci un rinvio nell’esecuzione dell’ordine; possiamo rivolgerci a qualcuno ed avere qualche proroga, ma quando l’ordine è emesso da Dio, non c’è concessione. Bisogna lasciare il corpo e andare.
È saggio imparare come lasciare il corpo. Cos’è che lascia il corpo? Se risolviamo questo problema, abbiamo vinto la paura della morte.
Nel Mahabharata, un grande poema indiano, si trova l’episodio di Yaksha e del Principe Yudhistra. Quando il secondo andò alla fontana per dissetarsi, Yaksha gli chiese di abbandonare il dolore della morte e di rispondere prima a questa domanda: “Qual è la cosa più curiosa che si perpetua nel mondo?” Yudhistra rispose:
“Quotidianamente vediamo che le persone lasciano il corpo che viene cremato o seppellito.
Partecipiamo tutti a queste cerimonie funebri, ma non crediamo affatto,
non abbiamo in testa che anche noi dobbiamo lasciare il nostro.
La gente muore, ma non pensiamo mai che anche noi dovremo morire.”
Portiamo sulle spalle questi morti, li cremiamo con le nostre mani e nonostante tutto, non ci sfiora il minimo pensiero che anche noi dobbiamo lasciare il corpo. Questa è la cosa più stana di tutte le cose.
Dove sono i nostri fratelli, i nostri antenati e gli altri? — Tutti loro hanno vissuto come noi e sono partiti; anche noi dovremo un giorno partire. L’uomo saggio è colui che si prepara a lasciare il corpo.
Questo sarà l’argomento del mio prossimo discorso. In questa conferenza ci siamo soffermati sui valori più alti della vita. Il corpo fisico ha il proprio valore. È il (vero) tempio di Dio, preserviamolo. Dio risiede in ogni cuore. Il visibile e l’invisibile si incontrano nell’uomo. Abbiamo la nostra famiglia determinata dalla reazione del passato; custodiamola. Amare l’umanità intera è il secondo dei più grandi comandamenti che abbiamo. Abbiamo l’intelletto, sviluppiamolo con tutti i mezzi. Ma anche questo deve perire col corpo. La vita è più della carne, il corpo è più dei vestiti e di tutti i beni materiali. Ma noi stiamo agendo in modo completamente contrario. Riteniamo che il corpo e l’ambiente esterno siano l’alfa e l’omega della vita.
Alcune persone vengono da me e dicono: “Apprezziamo quello che dici. Vogliamo conoscere il mistero della vita, lo abbiamo sempre cercato.” Ma quando sono invitati a prestare attenzione al discorso, dicono: “Devo occuparmi del mio lavoro, non posso venire.”
Quello che voglio dire è che, per le questioni urgenti, devi riorganizzare i tuoi impegni. Quando qualcuno si ammala a casa, ci si prende qualche giorno di permesso dal lavoro. Ma la verità più alta non ha ancora conquistato il nostro cuore. Questa è la cosa più importante della vita e non si ha tempo per essa.
Quando lasceremo il corpo, chi ci aiuterà? — Solo se conosciamo il nostro Sé e come fare per lasciare il corpo, saremo in quel momento in grado di farlo senza dolore. Solo chi conosce questo mistero e ha la competenza è in grado di aiutarci; nessun altro, nemmeno i nostri più intimi amici o parenti, nemmeno il più grande medico può esserci di alcun aiuto.
Questo è il problema più importante della nostra vita, ma lo posticipiamo fino all’ultimo istante. Il piccione può chiudere gli occhi alla vista del gatto che si avvicina, ma questo non lo salva. Anche noi non possiamo risolvere il problema della morte girando lo sguardo altrove. Dobbiamo combattere e sconfiggere la morte altrimenti la morte sconfiggerà noi.
La fine della vita deve arrivare. È quello che le scritture riportano ed è quello che tutti i Maestri ci dicono. Ma non ce ne preoccupiamo.
Guru Nanak dice:
“O siete bambini con l’intelletto non ancora sviluppato o siete completamente ciechi.”
La domanda che ora si pone è: “Chi ci può aiutare sulla via?” — Solo Colui che ha risolto questo mistero ed è in grado di darci l’esperienza di come risalire al di sopra della consapevolezza del corpo, aprendo l’occhio interiore e vedendo la luce di Dio — chiamatelo come volete.
Se ci sediamo ai suoi piedi con la mente ricettiva e un cuore amorevole riusciremo a risolvere il mistero della vita. La più alta missione per un uomo consiste nel conoscere Sé stesso e conoscere Dio invece lui si dedica a cose frivole. Coloro che sono risvegliati e illuminati vedono tutto questo.
Noi consideriamo la parte fisica come la cosa più preziosa, ma chi è risvegliato dice: “Cosa stanno facendo? Non si preoccupano del loro Sé e non gli dedicano nessun momento; utilizzano tutte le ore del giorno per dedicarsi al corpo fisico, all’ambiente e ai traguardi intellettuali.”
La risposta può essere che noi certamente dobbiamo lasciare il corpo, ma dobbiamo anche fare ogni cosa per conservarlo nel modo migliore. A ogni buon conto, chi ci dirà cosa fare poi? Per questo dovremmo sedere ai piedi di qualcuno che ha risolto il mistero della vita. È un argomento pratico.
Nel Vangelo si legge:
“Non pensate che io sia venuto per distruggere, ma per rispettare la legge.”
— Matteo 5:17
L’osservanza della legge è sempre stata e sempre sarà la missione di tutti i veri profeti. Questo è quello che tutte le scritture ci dicono. Abbiamo letto tutte queste cose.
Ogni volta che i Maestri sono venuti nel mondo non hanno portato niente di nuovo. Eccellenti osservatori quali erano, hanno visto le cose dalla giusta prospettiva e risvegliato le persone alla Realtà. Il loro fervido richiamo è sempre:
“Oh uomo svegliati, cosa stai facendo?”
I Veda dicono:
“Svegliati, innalzati e non fermarti finché non avrai raggiunto la meta.”
Noi stiamo dormendo, per così dire. La nostra vita superficiale non è nient’altro che sonno. Ci siamo identificati con il corpo. Abbiamo ricevuto moltissime percezioni dall’esterno, attraverso i sensi, che quando chiudiamo gli occhi vediamo riprodotte le stesse impressioni.
Quando andiamo a dormire, tutte queste impressioni sono ancora riprodotte in noi sotto forma di sogni. Viviamo una specie di vita superficiale, ciechi alla Realtà.
Noi viviamo nel corpo fisico. Siamo entità consapevoli. Siamo così tanto legati alla mente e alla materia che non possiamo distinguerle da noi stessi. Dobbiamo lasciare il corpo fisico, trascendere l’astrale, andare ulteriormente al di là del causale, super-causale e raggiungere la vera casa di nostro Padre. È questa la vera destinazione per ciascuno di noi.
Cosa abbiamo fatto per questo? — Ci siamo semplicemente dedicati al corpo fisico e alle relazioni. Questo è quello che i Maestri ci dicono da sempre. Loro non dicono che dovremmo lasciare completamente il mondo e andare in una landa desolata e condurre una vita da reclusi; — niente affatto! Loro dicono:
“Avete un corpo fisico, accuditelo poiché è il tempio di Dio.
Mantenetelo pulito e ordinato esteriormente e interiormente.”
Dicono ancora:
“D’accordo, avete l’intelletto, sviluppatevi anche intellettualmente,
ma ricordate che voi siete l’anima, l’abitante del corpo.
Imparate a conoscere voi stessi così che possiate conoscere il Sé superiore.
Conoscerete voi stessi solo quando risalirete al di sopra della consapevolezza del corpo.”
Ora noi siamo, per così dire identificati con il corpo. Non possiamo distinguere noi stessi.
Dunque, ci sono diversi valori della vita. Il corpo fisico ha il suo valore, l’intelletto ha il proprio, ma la vita spirituale ha il valore più alto di tutti.
Durante le 24 ore del giorno poniamo tanta attenzione e dedichiamo altrettanto tempo allo sviluppo della parte fisica, di ciò che ci circonda e dei risultati intellettuali. Dovremmo anche dedicare un po’ di tempo a progredire sulla via della conoscenza del nostro Sé. Questo è quanto tutti i Maestri hanno indicato.
Ora rimane la questione: “Come?”
Tutte le scritture parlano del Regno del Cielo e dicono che è al nostro interno. Come entrare nel Regno di Dio? Come aprire l’occhio interiore per vedere la luce di Dio? — Ora tratteremo l’aspetto interiore dell’uomo. Quando trascendiamo la consapevolezza del corpo, le possibilità interiori più alte ci consentono di entrare nel Regno di Dio.
“Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore.”
— Giovanni 14:2
Ci sono livelli e livelli. Come attraversarli? Questo è l’argomento che tratteremo prossimamente. Come aprire l’occhio interiore per vedere
la luce di Dio di cui parlano tutte le scritture?
Non sostengo nessuna religione in particolare. Rimaniamo dove siamo. Il vivere in una religione sociale è una benedizione, poiché senza questa ci sarebbe molta corruzione nel mondo. In assenza di una società dovremmo formarne un’altra. Bisogna seguire il giusto significato delle scritture, quello che ci insegnano.
Tutte ci dicono di amare Dio, di amare l’umanità intera. Se amiamo tutta l’umanità, non possiamo derubarla, non possiamo ucciderla; le altre cose di conseguenza arrivano da sole. Oltre questo, dobbiamo condurre una vita etica. Dobbiamo conoscere noi stessi, capire chi siamo.
Il Discorso della Montagna riguarda il modo esteriore di vivere con i nostri simili. Cristo qui ha fatto riferimento alla Luce interiore, a come entrare nel Regno di Dio che è in noi. Anche Cristo ci mette in guardia dai falsi profeti.
“Vengono come agnelli, ma interiormente sono lupi feroci.”
— Matteo 7:15
I Maestri che hanno sperimentato il loro Sé, distribuiscono gratuitamente tutti questi doni. Non fanno pagare nulla; tutto viene concesso gratuitamente.
I doni di Dio sono tutti gratuiti. È l’uomo che vende, non Dio.
È quello che è stato detto da tutti i Profeti e i Maestri che sono venuti in passato.
Con tutta la forza dell’intelletto non saremo in grado di seguire il giusto significato delle sacre scritture fino a quando non andremo da qualcuno che ha l’esperienza pratica di questo e che ha la competenza di darci un’esperienza diretta. Quando si riceve qualche piccola esperienza di questa via, allora si potrà andare avanti.
L’argomento di oggi è concluso. Prossimamente affronteremo il Regno di Dio: come aprire l’occhio interiore per vederlo ed entrare in esso. Vedremo quello che tutti i Maestri e tutte le scritture dicono su questo argomento. Infine parleremo della via più naturale. Ci sono tanti modi e significati attribuiti ad essa, ma noi ci atterremo al modo più naturale che anche un bambino può seguire.

